Parlamentare da una vita, antico vicesegretario socialista, ministro col governo Ciampi, a sessant’anni più che suonati, Spini, attorniato da una nobile corte che espone un Rosselli e una Frescobaldi, ha deciso di dimostrare che ci può essere “un Partito democratico all’americana e non alla vaticana, come quello incarnato da un democristiano di ultima generazione”.
Sfiorato ma non toccato dallo scandalo Castello – l’area su cui al posto di una “cacata” di giardino, come egli stesso la chiamò, si voleva realizzare lo stadio della Fiorentina all’insaputa dei fiorentini – che ha coinvolto il suo vice Graziano Cioni, l’anima cittadina naif, si è sentito incompreso da un “partito romanizzato che ha dato l’idea di voler tagliare i rami fronzuti su cui era seduto”.
Il fatto è che di quei 16 mila voti alle primarie la leggenda metropolitana vuole che più di 3 mila siano venuti da destra, dalle truppe cammellate di Denis Verdini, cui pare che Renzi sindaco stia benissimo e che proprio per questo ha scelto un avversario debole come Galli, nonostante potesse disporre di un nome migliore come quello di Gabriele Toccafondi.
La città è scossa dalla prospettiva delle linee 2 e 3 della tramvia, che liscia i monumenti, e dall’esercito di quasi mille vigili urbani, vecchio feudo di Graziano Cioni, lo sceriffo che tanti guai ha procurato a Domenici e al Pd fiorentino, i quali impazzano con cascate di multe.
Fonte:
http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/politica/elezioni-amministrative/statera-firenze/statera-firenze.html