Come da accordi, mercoledì mattina le autorità del Libano e di Israele procedono allo storico scambio di prigionieri. Ma, come si era immaginato, i soldati israeliani rapiti da Hezbollah nel 2006 sono arrivati già nelle bare. I due militari – Ehud Goldwasser e Eldad Regev – erano stati catturati nel corso di un raid delle milizie sciite in territorio israeliano lungo la frontiera libanese, nell’attacco che innescò la guerra in Libano dell’estate 2006.In cambio il governo Olmert dovrebbe ora rilasciare cinque militanti di Hezbollah e restituire decine di corpi di combattenti libanesi e palestinesi uccisi dall’esercito israeliano. Mercoledì mattina la consegna dei corpi dei soldati israeliani è avvenuta in diretta sull’emittente Tv al Manar di Hezbollah, che ha mostrato le immagini delle due casse nere. L’ufficiale di collegamento di Hezbollah incaricato dello scambio di prigionieri, Wafiq Safa ha affermato che «i due prigionieri israeliani sono stati per due anni tenuti in un luogo segreto, nonostante la guerra che Israele ha lanciato contro di noi e nonostante le pressioni internazionali» per ottenerne il rilascio.Fra i militanti libanesi che dovrebbero essere rimessi in libertà, c’è anche Samir Kantar, del Fronte di Liberazione della Palestina (Flp) condannato all’ergastolo per un attentato compiuto nel 1979 nel nord dello Stato ebraico. Gli altri quattro combattenti di Hezbollah, tutti catturati nel 2006 e ora liberi, sono Khaled Zidan, Maher Kurani, Mohammed Sarur e Hussein Suleiman.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77186

Si preannuncia una sonora bocciatura europea per la norma voluta dal ministro Maroni che impone anche ai bimbi rom di dare le loro impronte. Il commissario europeo agli Affari sociali, Vladimir Spidla, ha giudicato «teoricamente grave» la discriminazione fra cittadini europei che consisterebbe nell’imporre ad alcuni di essi, su base etnica, doveri che gli altri non hanno, come quello di fornire le proprie impronte digitali per l’identificazione da parte delle autorità pubbliche. Incalzato dai cronisti, che chiedevano se sia possibile l’archiviazione delle impronte digitali su base etnica, il commissario ha aggiunto: «Non si può: le persone sono uguali. La legislazione Ue dice che non si può fare differenze su base etnica, e vedo un grave problema teorico. Comunque – ha puntualizzato Spidla – la Commissione europea studierà il caso concreto al momento debito, perché può reagire solo rispetto a situazioni reali, e per adesso questo non è il caso, non abbiamo informazioni sufficienti». Il commissario ha precisato, più volte, di non potere commentare la situazione italiana non avendo abbastanza elementi per poterlo fare. «Non ho abbastanza elementi per dare un giudizio», ha risposto Spidla, ad una domanda sull’Italia sottolineando che «la commissione può reagire ad una situazione reale e questo non è il caso». Spidla ha quindi sottolineato che comunque seguirà gli sviluppi della situazione.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76800

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