Bisogna prendere la mappa degli Stati Uniti e cominciare a segnare. Ohio, Florida, North Carolina, Nevada, Missouri, Indiana, Colorado. Sette Stati, poi forse se ne aggiungerà qualcun altro. È qui che si gioca la partita per la poltrona dell’uomo più potente del mondo. Sette Stati e qualche centinaia di migliaia di elettori, padroni delle chiavi e dello zerbino della Casa Bianca. «Benvenuto Mister President». Oggi si capisce per davvero, perché finito stanotte il terzo dibattito tra Barack Obama e John McCain l’America guarderà in direzione di questi posti per sentire l’aria che tira, per cercare di indovinare, per fare i pronostici. Dicono tutti che Obama sia in vantaggio. Gli ultimi sondaggi lo danno davanti con percentuali che variano dal 4 al 14 per cento. È una tendenza nazionale che vale, ma fino a un certo punto, perché il sistema elettorale Usa assegna a ogni Stato un numero di voti elettorali ripartiti sulla popolazione: chi vince prende tutto e per arrivare alla Casa Bianca deve raggiungere 270 voti. In molte zone la battaglia è scontata, quindi contano di fatto solo gli Stati chiave. Oggi in quasi tutti, Obama è in vantaggio, ma l’abito da presidente che gli hanno cucito addosso dev’essere abbastanza scomodo. Nelle chiese evangeliche conservatrici, quelle della cintura della Bibbia d’America, si prega perché il candidato democratico perda, i fan della potenziale vicepresidente Sarah Palin ripetono ai comizi che mai e poi mai un afroamericano arriverà alla Casa Bianca.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=298381

La lettera di Di Pietro

luglio 3, 2008

Carissimo Walter,è un momento cruciale per il nostro Paese, sono a rischio la democrazia e il futuro economico e sociale degli italiani. E proprio per questo, tutta l’opposizione deve essere unita e bloccare la deriva di chi abusa del proprio ruolo al fine di tutelare solo gli interessi personali. La democrazia non si baratta, ma si difende in ogni sede e con tutte le energie.Questo non è il momento di soffermarsi a riflettere, né di rimandare a tempi che verranno. E’ il momento di chiamare a raccolta i cittadini, di scendere in piazza, perché domani sarà sempre troppo tardi. Non possiamo attendere inermi che i provvedimenti ‘salvapremier’ e tutte le disposizioni vergogna divengano legge, pur essendo l’unico esito possibile, a fronte dei numeri schiaccianti che questa maggioranza ha in Parlamento. Per questo bisogna assumersi la responsabilità, dare la parola ai cittadini e spiegare loro quello che sta accadendo. L’8 luglio l’Italia dei Valori sarà a piazza Navona per manifestare e sarà senza bandiere, insieme a tante altre forze politiche, associazioni, comitati e liberi cittadini. Siamo stati chiamati ed abbiamo risposto. E chiediamo anche al Pd di esserci, di partecipare e di non alzare steccati. La difesa della libertà e della democrazia non ha colore, né bandiere, ha solo la forza delle idee e il coraggio di non tirarsi indietro. Il Paese ha bisogno di un’opposizione unita, coesa e senza nessuno che rivendichi una sterile primogenitura.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76760

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